Nutrizione Funzionale: Come si svolge la prima visita – ABCD Nutrition Evalutation

L’approccio funzionale (ne parliamo in modo più dettagliato in questo articolo) ha come obiettivo l’individuazione delle cause degli stati patologici o più in generale degli squilibri che impediscono al paziente di esprimersi al massimo delle sue potenzialità potendo beneficiare di un ottimale stato di salute.

Si tratta quindi di andare oltre il concetto di salute come assenza di malattia e di terapia come eliminazione dei sintomi.

Quello che si ricerca è la risoluzione duratura di una problematica che può interessare varie sfere della vita del paziente per cui è necessario un trattamento personalizzato e olistico che può prevedere l’intervento di diverse figure professionali in grado di interagire tra loro in favore del paziente.

Nutrizione Funzionale - Come si svolge la prima visita

Il ruolo del nutrizionista funzionale

Il nutrizionista funzionale ha un ruolo importante nell’ambito di questo approccio multidisciplinare in quanto deve intervenire sulle abitudini alimentari del paziente e spesso sensibilizzarlo in maniera più ampia anche su altri aspetti che interessano lo stile di vita, cercando di responsabilizzarlo ed educarlo ad assumere un ruolo attivo nel suo processo di guarigione o di mantenimento di uno stato di salute.

È compito del nutrizionista individuare carenze e squilibri negli introiti di macro e micronutrienti per risolverli e fare in modo che tutti i sistemi corporei possano funzionare al meglio.

Attraverso le giuste strategie nutrizionali e un sapiente utilizzo di integratori alimentari e fitoterapici potrà prevenire lo sviluppo di disfunzioni metaboliche, migliorare lo stato di benessere del paziente e/o coadiuvare le terapie farmacologiche in corso in caso di patologie conclamate.

In genere il nutrizionista è anche la figura professionale che per prima entra in contatto diretto con aspetti relativi allo stile di vita come la qualità del sonno, lo stress, l’attività fisica e può indirizzare il paziente verso interventi più mirati da svolgere con la guida del professionista specifico.

Come si svolge la visita del nutrizionista funzionale?

Durante la prima visita il nutrizionista funzionale ha il compito di raccogliere quante più informazioni possibili per la ricostruzione della storia clinica del paziente.

Si tratta di un’anamnesi guidata da conoscenze approfondite sui legami che intercorrono tra manifestazioni visibili e misurabili e possibili cause sottostanti.

La valutazione nutrizionale del paziente si articola in diverse fasi e interessa vari parametri che l’Institute of Functional Medicine (IFM) ha semplificato con l’acronimo ABCD.

Cosa significa ABCD Nutrition Evalutation?

A: Antropometria e segni vitali

I primi dati utili alla valutazione del paziente derivano dalle misurazioni antropometriche come altezza, peso, circonferenze corporee, dal calcolo dell’indica di massa corporea e del rapporto vita/fianchi e dalla determinazione della composizione corporea attraverso l’uso della bioimpedenziometria, in particolare attraverso analisi vettoriale.

Quest’ultima permette di valutare lo stato di idratazione del paziente ed eventuali accumuli di liquidi extracellulari associati a stati patologici e di individuare la sarcopenia, spesso trascurata sebbene correlata a numerosi fattori di rischio.

Vengono poi valutati segni vitali come la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, la temperatura corporea, la respirazione e possono essere effettuati test funzionali come l’handgrip test per la valutazione della forza muscolare.

B: Biomarker generali ed esami di laboratorio funzionali

La nutrizione funzionale si avvale del cosiddetto PFC-MVP laboratory testing. Vengono valutati esami relativi ai macronutrienti (PFC=Protein-Fat-Carbohydrates) ma anche a minerali, vitamine e fitonutrienti (MVP=Minerals-Vitamins-Phytonutrients).

Si distinguono esami di primo livello più comuni e meno costosi utili per una prima valutazione.

Successivamente potrebbero risultare necessari esami di secondo e terzo livello nel tentativo di individuare possibili disfunzioni o squilibri alla base del malessere del paziente; la lettura dei risultati viene effettuata in ottica funzionale, basandosi su range di riferimento reinterpretati in relazione alla patologia o alla familiarità o ad eventuali disturbi già manifestati dal paziente cercando di orientare tutto il percorso alla prevenzione.

C: Clinical indicators

Si analizzano segni fisici che possono suggerire carenze, insufficienze o tossicità.

Si tratta della parte più complessa della valutazione definita infatti Head to toe exam (letteralmente “dalla testa ai piedi”).

Ci si concentra su tessuti con rapido turnover o maggiormente vulnerabili in termini metabolici come i capelli, la pelle, le unghie, la mucosa orale (ma anche la lingua e i denti), si valutano gusto e olfatto, eventuali neuropatie periferiche e la salute delle ossa.

Numerose carenze nutrizionali, patologie autoimmuni e patologie croniche si manifestano con alterazioni di questi indicatori pertanto un’anamnesi attenta può essere un’ottima guida nella ricerca delle cause. Ad esempio l’alopecia può essere associata ad ipotiroidismo o ad altre patologie autoimmuni; lesioni della mucosa buccale o alterazioni nella forma o nel colore della lingua possono indicare anemia o infezioni fungine o allergie o sindrome delle apnee notturne.

Una parodontite può associarsi a insulino-resistenza o diabete, così come l’ispessimento e l’iperpigmentazione di alcune pieghe cutanee (Acanthosis nigricans). Alcune colorazioni atipiche delle gengive possono essere segni di accumulo di metalli pesanti (Burton’s line).

Da particolari alterazioni della pelle (es. xerosi, ipercheratosi) e delle unghie (es. koilonychia) è possibile individuare carenze di acidi grassi essenziali, zinco, vitamina A, B, C. Numerose patologie autoimmuni, infettive e sistemiche possono essere associate ad alterazioni nella forma e nella colorazione delle unghie.

Il nutrizionista può inoltre effettuare anche dei test per la valutazione dell’olfatto che può suggerire alcune carenze nutrizionali, oppure dei test per la valutazione del gusto che permettono di individuare polimorfismi genetici o alterazioni del microbiota orale che portano ad un’alterata percezione dei sapori e di conseguenza orientano le scelte dietetiche.  Sono stati individuati soggetti super-taster e non-taster. Indagare questi aspetti può favorire il successo di una terapia dietetica o orientare la scelta di integratori specifici.

Inoltre è possibile sospettare la presenza di alcune neuropatie periferiche attraverso semplici test come il “get up and go” o la semplice osservazione della qualità del movimento, della simmetria, dei riflessi, dell’equilibrio.  Può essere utile per indirizzare il paziente ad approfondire e per aiutare il paziente con integrazione mirata, ad esempio di vitamine del complesso B, vitamina D, vitamina E oppure attraverso un’alimentazione a maggior introito proteico per contrastare la sarcopenia e ridurre i fattori di rischio.

D: Dieta e stile di vita

Vanno analizzate le abitudini alimentari del paziente e lo stile di vita a 360 gradi.

Al termine di questa accurata valutazione complessiva il nutrizionista avrà tantissimi elementi da organizzare per poter scegliere il percorso dietetico e le strategie nutrizionali più appropriate, per poterlo orientare verso la corretta attività fisica, la giusta igiene del sonno, la gestione dello stress e per favorire un benessere mentale, spirituale ed emotivo in collaborazione con le varie figure professionali specializzate nei singoli settori di riferimento.

La rivalutazione con le successive visite di controllo permetteranno al nutrizionista di seguire l’evoluzione dello stato di salute del paziente e di accompagnarlo verso la versione migliore di sé.