La valutazione della composizione corporea in ottica funzionale

Il nutrizionista oggi ha la possibilità di avere informazioni approfondite attraverso l’utilizzo di tecniche di misura più avanzate.

Il bioimpedenziometro è sicuramente uno degli strumenti fondamentali per un nutrizionista funzionale.

Permette di misurare in modo rapido, semplice, non invasivo e accurato i valori di resistenza e reattanza, le due componenti dell’impedenza.

Sara Rucci

Sara Rucci

Biologa nutrizionista

Tempo di lettura: 6 minuti
Composizione corporea - Medicina Funzionale

In passato abbiamo descritto come si svolge la prima visita di un nutrizionista funzionalespiegando che si basa su quella che viene definita ABCD nutritional evaluation. ABCD è un acronimo e il primo punto definito dalla “A” è dedicato all’antropometria e ai segni vitali.

Indice

Antropometria

La classica iconografia associata al nutrizionista prevede sempre (insieme all’intramontabile mela verde, ahinoi) una bilancia e un metro da sarta.

In effetti avere delle misure e dei rapporti di riferimento come la circonferenza vita, l’indice di massa corporea (o BMI=peso/altezza2), il rapporto vita-fianchi (WHR), permette al nutrizionista di valutare l’andamento del percorso del paziente e di inserire questi dati nel grande calderone delle informazioni raccolte durante la visita, per poter fare le scelte più appropriate.

I dati antropometrici sono stati fondamentali nell’ambito della ricerca per fissare dei paletti, dare delle definizioni come quelle di obesità, sovrappeso, sottopeso (rispettivamente BMI >30, 25-30, <18,5) e stabilire delle correlazioni, ad esempio tra obesità e malattie cardiovascolari, sovrappeso e diabete, sottopeso e amenorrea, ecc.

Definizioni e correlazioni emergono da studi epidemiologici e clinici effettuati su grandi numeri e ci danno informazioni su popolazioni; un professionista della nutrizione, e a maggior ragione un nutrizionista funzionale, sa come utilizzare questi dati a suo vantaggio, senza farli diventare gabbie che limitano il ragionamento.

I parametri di riferimento vanno necessariamente interpretati in relazione al singolo individuo/paziente che si ha di fronte conoscendo tutta la sua storia. È inoltre fondamentale saper tradurre i dati raccolti ai non addetti ai lavori per evitare categorizzazioni poco utili e semplificazioni pericolose se si ha di fronte un soggetto psicologicamente fragile o che ha una percezione disfunzionale della sua immagine corporea.

Ma cerchiamo di andare oltre bilancia e metro e di parlare di composizione corporea.

Composizione corporea – Bioimpedenziometria

Il nutrizionista oggi ha la possibilità di avere informazioni approfondite attraverso l’utilizzo di tecniche di misura più avanzate.

Il bioimpedenziometro è sicuramente uno degli strumenti fondamentali per un nutrizionista funzionale.

Permette di misurare in modo rapido, semplice, non invasivo e accurato i valori di resistenza e reattanza, le due componenti dell’impedenza.

Attraverso specifici algoritmi è possibile ottenere da questi dati una stima della massa priva di grasso (FFM), della massa muscolare scheletrica (SMM), della massa grassa (FM) e della distribuzione dei liquidi corporei: acqua intracellulare (ICW) ed extracellulare (ECW).

Riporto in figura il diagramma di flusso proposto dall’Institute of Functional Medicine (IFM) che guida all’inquadramento della composizione corporea del paziente in relazione a BMI, circonferenza vita (WC), rapporto vita fianchi (WHR) e % FM. Si tratta di semplificazioni che vanno contestualizzate ma allo stesso tempo la loro applicazione è immediata. (SAT= subcutaneus adipose tissue; VAT=Visceral adipose tissue).

Un passo avanti rispetto al calcolo delle stime è rappresentato dall’analisi vettoriale della bioimpedenza (BIVA). Resistenza e reattanza vengono interpretate come coordinate di un vettore posizionato in un grafico detto nomogramma che descrive con delle ellissi di confidenza una popolazione di riferimento.

Le variazioni nel tempo della lunghezza del vettore e dell’angolo di fase (PA) (angolo formato tra il vettore e l’asse delle ascisse) dà informazioni molto utili sul percorso del paziente.

In che modo le stime della composizione corporea di un paziente e le variazioni della sua analisi vettoriale nel tempo possono darci indicazioni sul suo stato di salute e benessere?

Angolo di Fase - Visita Nutrizionale

Aumenti di FFM, SMM, ICW e diminuzioni di FM ed ECW siano indicatori associati ad una migliore salute cardiovascolare, un buon equilibrio ormonale e un maggiore stato di benessere e migliore qualità della vita.

Il tessuto adiposo è ormai universalmente riconosciuto come organo endocrino che produce adipochine (leptina, IL-6, TNF-alfa, adiponectina, ecc.) in grado di influenzare i processi infiammatori. Sede di maggiore produzione di adipochine pro-infiammatorie è il grasso viscerale, motivo per cui anche la semplice misurazione della circonferenza vita ci dà informazioni fondamentali sulla salute e sui rischi dei nostri pazienti.

La connessione tra tessuto adiposo e infiammazione è rafforzata anche dalla comune linea evolutiva di adipociti e macrofagi e dalla capacità degli adipociti di transdifferenziare in macrofagi.

Anche i miociti producono citochine, in questo caso per lo più anti-infiammatorie. Particolarmente interessante è il ruolo di IL-6: solitamente considerata citochina pro-infiammatoria, nel muscolo svolge un’attività autocrina che permette l’uptake di glucosio e acidi grassi nel muscolo. Inoltre una sua corretta produzione è necessaria per la sintesi di IL-10, citochina anti-infiammatoria. A livello del fegato è in grado di stimolare glicogenolisi e lipolisi.

Vien da sé che uno squilibrio tra i due comparti che implica un eccesso di tessuto adiposo (FM) e/o una carenza di massa muscolare (FFM, SMM) si traduce in un aumento dei livelli infiammatori generali, generando una reazione a catena che porta ad un peggioramento dello stato di salute caratterizzato da una infiammazione cronica di basso grado (low grade inflammation).

Tra gli attori principali di questa degenerazione c’è l’insulino resistenza: si riduce la capacità delle cellule di internalizzare e utilizzare glucosio e ciò porta ad un aumento della glicemia in circolo e un accumulo di acidi grassi nei tessuti e negli organi (steatosi epatica, miosteatosi) con progressiva perdita di funzione e danno tissutale.

L’infiammazione per definizione porta anche aumento dei liquidi extracellulari (ECW) affaticando il sistema di drenaggio del nostro organismo e dando i tipici sintomi di gonfiore e pesantezza.

Un peggioramento del trasporto di nutrienti e ossigeno ai tessuti va a peggiorare ulteriormente lo stress ossidativo cellulare e il danno mitocondriale.

Questo porta nel tempo fenomeni di immunosenescenza e disfunzione endoteliale con aumento del rischio di infezioni così come di tutte le patologie facenti capo alla sindrome metabolica.

Questo potrebbe far pensare che l’analisi bioimpedenziometrica possa essere utilizzata come misura dell’infiammazione.

La bioimpedenziometria misura l’infiammazione?

Sono stati effettuati numerosi studi per correlare i tipici marker ematici di infiammazione (hsPCR, IL-6, TNF-alfa) con l’ECW e poi anche con l’angolo di fase (PA) ma non sono stati ottenuti dati omogenei. Le variazioni di liquidi sono dipendenti da tantissimi fattori fisiologici e patologici e risentono di una forte variabilità interindividuale.

Pertanto possiamo dire che al momento l’interpretazione della BIA e ancor meglio della BIVA ha un valore più prognostico che diagnostico.
Troverai un interessante approfondimento di questa tematica nella lezione “BIVA immunità e infiammazione” del terzo modulo del Master SMNF.

L’angolo di fase (PA) è un indice interessante e molto studiato dai clinici in quanto essendo un rapporto tra resistenza e reattanza non risente delle problematiche relative alle equazioni predittive. Aumenta all’aumentare della massa muscolare, del peso, di una buona alimentazione, quindi la sua variazione ci può dare una valutazione dinamica del miglioramento del nostro paziente, in caso di infortunio, di malnutrizione o sarcopenia, di ipoidratazione. Tuttavia preso come valore assoluto, può descrivere numerose condizioni molto diverse tra loro anche perché è dipendente anche da sesso ed età. L’introduzione dell’angolo di fase standardizzato (SPA) rende il dato più specifico e utilizzabile.

La composizione corporea e le scelte del nutrizionista funzionale

Lo studio della composizione corporea può essere utile ad orientare la scelta della strategia nutrizionale e dell’integrazione aggiungendo dati fondamentali all’anamnesi. Fermarsi al BMI infatti in alcuni casi potrebbe risultare fuorviante.

La misurazione della composizione corporea ci permette di rintracciare infatti i pazienti detti Normal Weight Obese (pur essendo normopeso hanno una % di massa grassa >30 nella donna e >25 nell’uomo) oppure di individuare un’obesità sarcopenica (carenza di massa e funzionalità muscolare) o problemi di distribuzione dei fluidi cellulari.

Una volta raccolti i dati antropometrici e di composizione corporea, i dati ematochimici, i sintomi/disturbi dei pazienti, le patologie, lo stile di vita potremo immaginare le strategie nutrizionali più utili ed efficaci che mireranno anche al miglioramento della composizione corporea per ottenere come conseguenza un miglioramento della salute generale. Potremo ad esempio scegliere di utilizzare supplementi di aminoacidi essenziali e creatina in caso di sarcopenia, potremo indirizzare il paziente a fare una visita cardiologica o flebologica in caso di variazioni importanti di ECW, potremmo consigliare una dieta chetogenica ad un paziente normopeso ma con circonferenza vita che fa sospettare una NAFLD.

Cenni al ruolo dell’attività fisica

Sappiamo che un miglioramento della massa muscolare e della forza (misurabile con l’hand grip, un dinamometro che stima la forza dell’avambraccio e della mano) correla con una riduzione della mortalità.

Questo non può prescindere o comunque ottiene un grande beneficio dallo svolgimento di attività fisica.

È dimostrato che ad una maggiore capacità di svolgere attività fisica (exercise capacity) si associa una mortalità più bassa, anche a parità di obesità/diabete/ipertensione/fumo.

L’ideale sarebbe come sempre la personalizzazione e la prescrizione della giusta tipologia e dose di attività fisica per quel determinato paziente, come fosse un farmaco.

Gli effetti dell’attività fisica sull’infiammazione sono infatti descritti da una curva a J, dove l’eccesso di esercizio fisico risulta dannoso ancor più della sedentarietà.

Un’attività fisica regolare e di moderata intensità dà i migliori risultati, ma ciò che per un individuo è moderata intensità, per un atleta sarebbe percepita come bassa intensità, in tal senso dovrebbe avvenire la personalizzazione. Altro aspetto importante è la continuità. Basta un mese di inattività per azzerare i risultati ottenuti).

Troverai degli approfondimenti specifici nella lezione “Una visione d’insieme alla medicina dello sport: focus sull’immunità nello sportivo” del Modulo 8 del master SMNF

In conclusione l’obiettivo del nutrizionista funzionale è far migliorare la composizione corporea del suo paziente, riducendo più possibile la massa grassa, soprattutto viscerale e stimolando la sintesi di massa muscolare.

In questo modo sarà possibile ridurre lo stato infiammatorio (rapporto adipochine/miochine), migliorare lo stato metabolico del paziente, rinforzare l’immunità riducendo così il rischio di infezioni, contrastare la sarcopenia e la dinapenia, soprattutto nel paziente fragile, riducendo così anche il rischio di fratture e il rischio cardiovascolare e contrastando il declino cognitivo migliorando la qualità della vita del paziente.